mercoledì 27 aprile 2016

L'AVVENTURA DELLO SCRIVERE- #periplinarranti - "SAFARI" DI NOEMI BENGALA

Scrivere un romanzo è un viaggio intorno al mondo...
"Quando ero piccola sapevo dove sarei andata, cosa avrei fatto, certezze che oggi non ho più. Non so cosa sarà di me tra tre mesi, un anno. Se vivrò fino a centodieci anni o morirò domani o tra dieci o vent'anni. Non so se diventerò ancora madre e se sarò nonna. Ed è con questo non sapere che voglio partire."

Per gli antichi alchimisti, detti anche artisti della Grande Opera, il procedimento di trasmutazione della materia bruta in oro va di pari passo con la redenzione degli aspetti oscuri nella persona dello stesso agente. La via degli alchimisti è spesso descritta come un viaggio verso l'ignoto, un'avventura per mare o per terra, a stretto contatto con i barlumi della nuova coscienza dentro e fuori di sé. 
Una metafora perfetta, questa, per indicare la tortuosa strada della scrittura, soprattutto qualora intendessimo riferirci a quello scrivere dell'anima in corpo che è il romanzo autobiografico, il diario, ma anche il racconto psicologico, intimista, scritto in prima persona. Potrebbe però, la suddetta metafora, adattarsi ottimamente anche alla traccia poetica o alla prosa poetica che lascia la parola al sentimento come funzione psichica, controparte del pensiero, ed è capace di tradurre in parole le sensazioni (vedi Carl Gustav Jung, "Tipi psicologici" per una panoramica delle funzioni psichiche).
Il viaggio dal piombo verso l'oro è, ancora, un'immagine creata ad hoc per indicare il percorso di individuazione, il sentiero verso il centro di noi stessi. Lo psicologo analista svizzero ha ritrovato nelle mappe dei filosofi ermetici la rappresentazione di quel mondo nel quale ogni viaggiatore dell'anima incappa: picchi e valli, deserti e distese di boschi, fuoco e acqua, astri accesi nella notte, animali fantastici e personaggi di un teatro interiore nel dialogo tra l'Io e il Sé. 
Il viaggio è proprio quello che porta ogni viaggiatore al punto di partenza, ma solo se lui- o lei- si impegna a operare una scelta consapevole, dettata dalla necessità di partire (se opta, quindi, per la decisione - comprando un biglietto per l'anima, destinazione psiche). 
Quando il viaggiatore approda nella stanza dell'analisi. 
Quando il viaggiatore apre per la prima volta il quaderno sulle pagine bianche e impugna la penna. 
Quando il viaggiatore dice "Sì" o "No" ad un contratto, a un matrimonio, a una nuova vita e decreta in modo performativo il proprio futuro. 
Quando...

"In fondo cosa mi serve? Un biglietto aereo. Passaporto. Visto. Adesso posso andare. Buon viaggio!"

Che il termine "safari" indicasse un viaggio con ritorno l'ho scoperto grazie alla scrittrice in questione, Noemi Bengala. Non a caso cito il viaggio circolare dell'artefice, una "peregrinatio"  che  "abbraccia la totalità"  dei mondi interno ed esterno.  

Per esplorare con Noemi, vedi questo articolo - clicca qui: *

Ho conosciuto Noemi nel gruppo Adotta 1 blogger su Facebook; ci siamo piaciute; ci siamo seguite e confrontate a proposito di vari argomenti, ad esempio sul metodo e sulle diverse possibilità di pubblicazione delle proprie scritture (auto-pubblicazione, casa editrice e, se casa editrice, che tipo di contratti), e poi sulle donne e sull'avventura della vita al femminile, sulla maternità surrogata e sulle adozioni, sul femminismo e sulle scritture al feminile.

Il blog di Noemi: UNA DONNA AL CONTRARIO 

Una delle mie autrici preferite è Anais Nin, la quale così descrive il percorso intrapreso con la scrittura dei "Diari", un'avventura durata più di un trentennio: "L'eroe di questo libro potrebbe essere l'anima, ma è un'odissea dal mondo interno al mondo esterno".

La  "rivelazione"  del narrare la propria vita di donna, artista, amante, amata, intellettuale, viaggiatrice, scrittrice  "risiede  essenzialmente  nel  fatto  che  qui,  per la prima volta,  abbiamo una descrizione appassionata, articolata, del viaggio di una donna moderna alla scoperta di sé." 

Nel proiettare i propri contenuti inconsci su metalli ed elementi, gli alchimisti compiono un "viaggio notturno per mare", un safari che parte da se stessi e ritorna, dal  piombo  di  Saturno  all'oro  della  congiunzione, una fatica nella quale si  rispecchiano  le  tappe  di  quel  "viaggio  esplorativo  del  mondo interno"  che    "altro non è che il processo di individuazione  come  senso  ultimo e  più profondo della  psicologia analitica junghiana" i passaggi del quale sono spesso riscontrabili in altri procedimenti come appunto quello dello scrivere come viaggio interiore.

In "Safari" di Noemi Bengala ritroviamo i passaggi di una "peregrinatio" dal "caos" ad una "casa del Sé" specifica della donna. 

TRE DOMANDE A NOEMI

1 - Che rapporto avete, tu e la scrittura?

Sai, è strano. Questa riflessione non l’avevo ancora fatta e ti ringrazio perché, tutt’a un tratto, mi hai fatto ricordare un passato lontanissimo. In effetti io ho sempre scritto: quando ero bambina scrivevo favole, da adolescente poesie. E poi tantissimi diari, fino all’età adulta. Essendo una molto chiusa, introspettiva, trovavo nel diario un confidente forse più che nelle altre persone. Ma non ho mai pensato di poter fare la scrittrice da grande. Amavo disegnare e così quando sono cresciuta è stato naturale scegliere l'Accademia di Belle Arti. Non avevo previsto la scrittura forse anche perché sono prevalentemente una lettrice, amo leggere da sempre e ho un grandissimo rispetto verso gli scrittori e le scrittrici che mi hanno formato e quelle/i che ho scelto di leggere da adulta. Non avrei mai immaginato di potermi affiancare a loro.

2 - Da dove emerge Safari? Da quali meandri di te?

Safari è venuto fuori spontaneamente. Era dentro di me o forse dovrei dire che Lisa (la protagonista di Safari) era dentro di me e ha premuto fortemente per venir fuori.
Spesso dico che scrivere Safari è stato come una gravidanza, visto che l'ho scritto in nove mesi esatti. LISA non sono io ma non posso non dire che sia parte di me. Come lei anche io stavo vivendo un momento di difficoltà in cui mi sentivo imprigionata da “altro” e non riuscivo a venirne fuori. Lisa lo ha fatto partendo per un viaggio intorno al mondo. Io probabilmente ne sono uscita grazie alla scrittura e al viaggio intrapreso insieme a lei.

3 - Che futuro desideri per il tuo libro?

Ancora non ho ben chiaro quello che voglio. Sicuramente vorrei che la storia di Lisa arrivasse a più persone possibili, a quelle persone che magari stanno vivendo un momento di confusione, sentono un’ impellenza dentro, un’ urgenza, la voglia di andare in direzione della loro felicità, ma per vari motivi non riescono a farlo. E io spero che Safari possa essere una spinta (piccola o grande, non voglio peccare di presunzione) per intraprendere quella strada, quel viaggio che porta verso la propria e unica realizzazione personale, che non è una realizzazione egoistica perché Lisa sa benissimo che, se non trova la sua personale felicità, anche le persone intorno a lei non potranno essere felici. Sono fermamente convinta che siamo tutti collegati e che quindi soltanto se tutti cerchiamo di realizzare la nostra felicità anche tutte le persone intorno a noi, quelle vicine come parenti e amici, ma anche quelle lontane, quelle che pensiamo noi non potremmo mai condizionare, quelle che ci sembrano troppo diverse da noi, ecco anche quelle potranno fare un passettino in avanti verso la propria felicità. Credo in questo tipo di contagio, un contagio positivo.
Forse è un pensiero molto ambizioso per un libro che non ha una casa editrice e quindi non ha pubblicità, sponsor, eccetera, ma ci voglio credere come ci hanno creduto le persone che lo hanno acquistato e letto solo sulla fiducia. Lo devo a me e sicuramente a queste persone, a chi mi ha sostenuto pur non conoscendomi, e lo devo a Lisa perché la sua è una storia nata non dal coraggio ma da una grandissima disperazione. Una disperazione che le dà la forza di cambiare. La paura di rimanere in una situazione di stallo e di sentirsi in gabbia per tutta la vita è più forte di qualunque azione di coraggio. Perciò io non posso non crederci, non posso non dedicare tutta me stessa a questo piccolo libro. Grazie




Grazie anche a te, Noemi e buon viaggio.

lunedì 18 aprile 2016

CINAMATERAPIA (del #lunedì): TI (S)CONSIGLIO UN FILM - KNOCK KNOCK - Quella sostenibile ingiustizia della punizione meritata...

Secondo appuntamento con la rubrica di riflessioni cinematografiche a partire da quei film che "lasciano il dubbio", "fanno pensare", "hanno quel certo non so che". Almeno per me che scrivo, ovviamente.  Recentemente sono incappata in Knock Knock, storia che potrei definire un mixaggio tra il famoso film degli anni ottanta Attrazione fatale (1987) e, ovviamente Funny games, opera del 1997, anche se l'ispirazione iniziale del regista sembra derivi da Death Game (1977).

Keanu Reeves mostra i muscoli dell'uomo di mezza età, sfoggia un "Io" solare da sempliciotto, contenuto nei binari di un'affettività di ruolo: il bravo marito dell'artista affermata, il padre affettuoso. Che cosa si nasconde nell'Ombra del protagonista?
Che cosa accade quando sua moglie Karen parte insieme ai bambini per una gita e due perfette sconosciute, giovani e bellissime, escono dal nulla e bussano alla porta?


1. Knock Knock è un film del regista Eli Roth, ben noto al pubblico per Hostel ed è efinibile come horror erotico, in parte, ma anche come thriller psicologico. 

2. La trama in poche righe: Evan Webber è un marito ideale per la moglie Karen e un padre perfetto per i propri figli, fino a quando non incontra Genesis e Bel, due giovani donne criminali dalla mente perversa, con un vissuto di abusi sessuali e psicologici alle spalle e un odio profondo verso gli uomini. In una sera di pioggia le due bussano alla sua porta. Da quel momento, tra seduzione e vere e proprie costrizioni, atti di vandalismo e minacce, Keanu-Evan diventa prigioniero degli eventi in casa sua. 


CONSIGLIO

RIFLESSIONI SULL'ANIMA NERA DELL'UOMO "PER BENE" E IL "ME L'HANNO FATTO FARE"

Un corpo nudo e un'anima consenziente; una proposta sessuale offerta su un vassoio d'argento è una calamita irresistibile persino per l'uomo più innamorato? E quando i corpi a disposizione sono due? E quando la moglie di un uomo ha latitato a causa dei propri impegni - non è stata, come dire, "sufficientemente amante" negli ultimi tempi - può il marito resistere alla seduzione di una o di due fanciulle? Può essere che l'amore coniugale sia profondamente tale da proteggere il rapporto da infiltrazioni anche "solo sessuali" in qualunque momento, per qualsivoglia motivo, in ogni immaginabile contesto? Keanu, è scontato, non resiste. Ci prova, dai, concediamogli questa attenuante. Tenta di cacciare fuori dalla porta e dalla propria testa le due ragazze e l'idea del godimento cascatogli tra le braccia come un dono in una notte di pioggia. Ma fuori piove, appunto - fuori diluvia. Vuoi mica che le due bellissime sconosciute si bagnino e si ammalino? Una certa tenerezza per questo "povero" uomo, costretto a cedere alle avances organizzate delle sue ospiti, all'abile opera delle due, potrebbe anche accendere noi spettatori di stizza. Potremmo pensare che lui sia innocente, in fondo. Sono loro che glielo stanno facendo fare. In questo rompicapo il regista è stato molto in gamba: ci porta per un attimo al pensiero fallocentrico, Alla vicinanza pericolosa con il senso del comune annullamento che porta alcuni a dire: "Me l'hanno fatto fare."
Anche gli stupratori e i loro sostenitori dal "comune senso dell'orrore", a volte si difendono dando la colpa alle minigonne.
Ci rispecchiamo negli istinti. Non dobbiamo cascare in quel girone infernale di anomia. Il regista ci manipola, ma noi spettatori possiamo aprire gli occhi e allora scopriremo che...

SIAMO COINVOLTI NEL GIOCO

Come uomini e come donne, il gioco ci chiama. Ci identifichiamo di volta in volta nei personaggi. Quando prendiamo le difese dell'uno, ci troviamo a dare delle "psicopatiche" alle due criminali, ma quando pensiamo "vittime di abusi", ci ritroviamo a proiettare l'aggressore sessuale sull'unico rappresentante del sesso maschile che recita nel film, dimenticando per un attimo le crudeltà che gli vengono inflitte. Per non parlare del momento in cui Evan-Keanu è indotto a ripetere alcune frasi sconcertanti e al limite della pedofilia incestuosa davanti alla videocamera di un telefonino, poco prima di essere definitivamente svelato con una condivisione in un noto social network. La risata amara finale è inevitabile, io credo. Ci troviamo spiazzati di fronte alla (in)-sostenibile ingiustizia della punizione (forse) meritata. Come donne, possiamo prendere immediatamente le parti della moglie e dei figli appena rientrati dalla breve vacanza, fermi a bocca aperta sulla soglia di una casa distrutta. Come uomini, possiamo tossicchiare, pensando che cosa mai faremmo, se capitassimo per sbaglio in una situazione del genere. Come donne, potremmo provare a immaginare il contrario: noi sedotte e costrette da un paio di criminali vendicativi nei confronti del genere femminile. Ma sarebbe troppo facile, troppo scontato: sarebbe subito stupro. E allora, meglio il dubbio. La perplessità sul confine. L'ingiustizia è sostenibile, in certi casi. Basta accogliere l'ansia che ci afferra.

SCONSIGLIO

Agli ansiosi.





domenica 17 aprile 2016

PSICOLOGIA DELLA VOLPE - KITSUNE E L'ASTUZIA NELLA VITA QUOTIDIANA

La volpe dal pelo fulvo e dal musetto affilato mi affascina. Si tratta di un animale ritenuto tanto magico quanto spesso è temuto. Nella cultura popolare, la rossa volpe appare come un essere fiabesco, ma è concretamente perseguitata perché abile cacciatrice, nonché uccisa brutalmente - per sport più o meno regali o per vendetta - da ben altri cacciatori e dai contadini.
In alternativa, è desiderata, è ambita per la sua pelliccia, e quindi allevata, sfruttata e scuoiata; da possibilità di essere animale-guida diventa accessorio da indossare


La volpe malandrina...


Carlo Collodi ci ha regalato l'immagine di un brigante-volpe: il malvivente che inganna Pinocchio, perfettamente accoppiato al gatto. 



... compagna del gatto.

Nelle storie più antiche, in molti racconti, leggende e fiabe tramandate in lungo e in largo per tutto il mondo, la volpe mette in mostra gli aspetti più truffaldini di se stessa. Secondo questa linea della tradizione folkloristica, la volpe è il trickster, ovvero il Briccone divino.


Il Briccone-Imbroglione è uno spirito mercuriale, appartenente alla zona di confine tra gli opposti terra e cielo, mondo vitale e infero. Si tratta di un personaggio che nella mitologia greco-romana ha a che fare con il ben noto Hermes/Mercurioil messaggero degli dei, dio della parola, dell'eloquenza e dell'inganno, del commercio e degli scambi, dei viaggiatori e anche dei ladri. Conoscitore degli incantesimi più complessi, l'astuto Mercurio aiuta un altro ben noto e scaltro personaggio a liberarsi dalle mire della maga Circe: stiamo parlando di Ulisse. 

Lo spirito Mercurio (non mi stanco di ripeterlo anche se ne ho già parlato in molti dei miei precedenti articoli) è anche il ligamentum alchemico, l'elemento di connessione tra gli opposti fisso-volatile, maschile-femminile, e partecipa ad entrambe le nature.  


Il dio dell'inganno, naturalmente...

Carl Gustav Jung
nomina il Briccone più volte nelle pagine della sua immensa opera. Questo personaggio appare nelle storie pubblicate negli anni '40 dal dottor Paul Radin, storie che narrano degli indiani Winnebago (Hero Cycles Of The Winnebago - I cicli dell'eroe dei Winnebago). L'Ingannatore appartiene ad una fase potremmo dire "adolescenziale" dello sviluppo dell'archetipo dell'eroe, un livello che va di pari passo con quello culturale, collettivo, e con l'evoluzione dell'individuo sulla strada della vita. Il suo mutar di forma non è trasformazione ma travestimento, mutevolezza senza coscienza. Eppure, egli è il fondatore della civiltà: gli indiani Winnebago credono che il loro simpatico Briccone, grazie al dono del Rito magico, sia colui che ha dato il via alla storia.

GLI INGANNI DEL TRICKSTER


Nei secoli dei secoli...

L'immagine qui sopra è tratta dal medievale Roman de Renart, una raccolta di racconti satirici in versi scritti in rima baciata e dipinti principalmente da Pierre de Saint-Cloud (XII°-XIII° secolo), con storie di animali che si comportano come uomini. La volpe Renart è la vera protagonista, in danza tra inganno e saggezza. 

Partendo da Esopo e attraversando il medioevo troviamo numerose avventure nelle quali sono gli animali a "fare il mondo" e a tessere le trame fino ai giorni nostri. Un esempio contemporaneo che vince su tutti: ho parlato della volpe nel mio articolo di lunedì (#cinematerapia - Zootropolis - il personaggio di Nick). Le storie di animali antropomorfi sono numerose e attraversano i secoli, prima oralmente poi dipinte sui manoscritti fino al cinema moderno.


Anche Walt Disney ci ha regalato una volpe da amare...


La volpe appartiene alla nostra sfera psichica come elemento portatore di inganno ma anche di riscatto. Il trickster è un personaggio particolare, ricorrente nei miti e nelle leggende di molti paesi, rappresentato principalmente come un coyote nel Nord America, o una volpe nel folklore e nelle fiabe europee, o una lepre, associato a creature antropomorfe la cui moralità non è connessa alle aspettative della società. Capace di sospendersi tra l'ordine e il disordine, l'eroe Briccone non teme il caos (che conduce con sé e attraversa per emergere dallo stesso) quanto piuttosto la fissità.
Kitsune è una ragazza...















KITSUNE - LA RAGAZZA VOLPE


Vi consiglio vivamente di godervi questo cortometraggio d'animazione della Pixar. Pochi minuti di favola e di bellezza...



Nella mitologia giapponese, la volpe è una ragazza. Kitsune, la volpe, assume sembianze animali o umane a seconda delle situazioni. Si inserisce nel filone delle donne divine teriomorfe che, di volta in volta, a seconda dei contesti culturali e narrativi assumono forma serpentina, come - esempio tra tutti - Melusina - o di uccelli differenti e variegati...

La psicologia analitica ci apre la porta al discorso dell'Anima, la quale come elemento psichico fondante è connessa alle parti istintuali-animali della personalità e ci parla attraverso le immagini simboliche nei sogni, nelle fiabe, nei miti e nelle leggende. L'Anima appartiene alla psicologia dell'uomo come controparte femminile, ma è indubbiamente aspetto del Sé in ogni donna che intraprenda il proprio percorso di coscienza; è danza di volti e composizione dinamica, poliedro che la guida dal centro della personalità.

La figura di Kitsune è associata all'inganno - la trasformazione in donna per ingannare gli uomini, seducendoli (là dove la seduzione appare come inganno) - ma anche alla relazione speciale, unica, di una creatura magica con un essere umano. Alcune Kitsune si sposano con uomini comuni, che non han nulla di mitologico, così come avviene nelle leggende europee delle spose fatate. Come appunto la fata Melusina, moglie di Raimondino, per rinnovare l'esempio di congiunzione con l'Anima.

Kitsune è di certo astuta, ma sarebbe riduttivo associare solamente questa caratteristica da linguaggio comune alla bella volpe. La scaltrezza aiuta ciascuno di noi a districarsi nel sottobosco del quotidiano, a svelare piuttosto che a ordire gli inganni che vengono tramati contro di noi (così come Mercurio aiutò Ulisse). Questo aspetto dell'intelligenza è la nostra volpe interiore, la nostra amica, ma non basta: la volpe è una creatura spirituale, piena di valore. 

Dialogare con la volpe ci offre spunti di saggezza, intuizioni uniche. In Giappone la volpe è magica, associata a poteri straordinari. Può aprire nuove vie alla conoscenza profonda di sé. La volpe come compagna immaginale ci guida al di là del testo, ci conduce negli interstizi tra le parole, tra le righe nei non detti, nei non scritti. 

D'altronde: 

"L'essenziale è invisibile agli occhi..." 
(Antoine De Saint-Exupéry)

La volpe addomesticata dal Piccolo Principe, così come la fata addomesticata dalla relazione con l'essere umano, diventa qualcuno che richiede una cura maggiore rispetto a chi è nato domestico. Per questo i matrimoni fatati falliscono, se il consorte umano non rispetta la fatalità-naturale della sposa- vedi ancora la storia di Melusina.


SAGGEZZA ISTINTUALE

Ogni azione nel nostro quotidiano è supportata dalla saggezza, una saggezza che passa attraverso la possibilità di utilizzare anche il guizzo della furbizia, l'astuzia, l'intelligenza che afferra al volo l'idea. 

"L'anima saggia sta nell'enigma", scrive Jung, e nella furbizia mercuriale: nel fare coscienza, la volpe ci aiuta ogni giorno. Se l'io si mostra rigido, l'anima ci porta l'altra parte, furbescamente, se siamo in contatto con l'inconscio, ci guida a leggere tra le righe. La volpe può aiutarci a non eccedere nell'uno o nell'altro senso. La sua non è la furbizia del furbastro ma del furbetto. Del briccone divino è lo spirito vivo, un'astuta abilità e un'astuzia abile a maneggiare la parole, ma senza deprivarle dell'anima. Le risorse della volpe sono strumenti che fan parte delle nostre ricchezze interiori. Da conoscere e allenare, qualora non siano ancora buone abitudini.

Valeria Bianchi Mian




lunedì 11 aprile 2016

CINEMATERAPIA: TI (S)CONSIGLIO UN FILM - la nuova #rubrica del #lunedì - ZOOTROPOLIS E L'UTOPIA ARMONICA

Premessa.


Nel momento esatto, preciso preciso, in cui mi prendo un piccolo impegno io devo rispettare il patto - con me stessa, con te. Non vorrei dirlo, ma spesso mi ritrovo a pensare: "è Saturno che mi caratterizza". D'altronde, briciola dopo briciola, passo dopo passo, raggiungo la meta che mi prefiggo, porto avanti i progetti, opero. Non vorrei dirlo, ma sono una classica Capricorno.


Visione.


Nasce oggi dunque la rubrica del lunedì. Cinematerapia. Non è di certo un titolo originale, anzi. Tutti gli psicologi psicoterapeuti prima o poi si mettono a disquisire di pelliccole cinematografiche. Se non lo fanno con articoli sul blog, minimo minimo ti citano la tale scena del tale film in seduta. Oppure, perché no, tengono alto in palmo di mano quell'elemento filmico che funge da metafora per esprimere questo o quel concetto. D'altronde, molti psicologi - e ancor di più gli psicoterapeuti - hanno la "visione". E pure la "vision".

#Ti(s)consigliounfilm.


Partiamo dal presupposto che il "si, ma..." non è altro che una porta aperta tra la luce e l'ombra. La penombra del dubbio necessario di fronte a quei film che ti lasciano in sospeso, fluttuante tra il "mi piace un sacco" e il "non ho capito però..."


COMINCIAMO BENE?



Dai, cominciamo. Ecco a te la prima scheda. 


1 - Zootropolis è un film di animazione in computer grafica del 2016 prodotto dai Walt Disney Animation Studios e diretto da Byron Howard e Rich Moore.


2 - La trama in poche righe: Judy Hopps è una coniglietta vivace e con un sogno da realizzare: diventare poliziotta. Contrariamente alle aspettative dei suoi genitori, che la immaginano contadinella felice e coltivatrice di carote, Judy decide di lasciare la campagna e di prendere il treno per Zootropolis, una metropoli nella quale tutti gli animali - feroci e non - coabitano in armonia. In città incontra Nick, un "volpone" che per vivere si arrabatta, si ingegna - in modi decisamente "trasgressivi". Dopo un inizio di relazione burrascoso, dovuto alla modalità ingannatrice di Nick, tra i due cresce la fiducia reciproca perché devono affrontare insieme una grande avventura. La città, infatti, è scossa da eventi inspiegabili. Gli abitanti spariscono nel nulla, così come è capitato alla lontra - il signor Otterton. Che cosa succede? Judy e Nick svelano l'arcano: le fiere sono ritornate tali. L'istinto prevale sulla civiltà. Ma qual è la causa? La violenza "bruta" e selvatica è indotta da un fiore: il noto "ululatore notturno". Indagare in coppia è una risorsa: ne guadagneranno entrambi, Judy e Nick - in coscienza e in forza. La coniglietta riceverà le lodi che merita da parte dei dirigenti del corpo di polizia e della città tutta. Nick farà un grande "salto di qualità" scegliendo il cambiamento in meglio... 



CONSIGLIO: 

PER I PERSONAGGI - Zootropolis è un tripudio di personaggi davvero ben tracciati. Ogni abitante è un animale antropomorfizzato eppure specifico nella sua "animalità", comprensiva di buone e di cattive intenzioni, di autenticità e falsità d'animo. Tutti i protagonisti sono simpaticissimi. Il bradipo Flash, lo stesso Nick, la pecora Dawn Bellwether sono individui "quasi" completi, dotati di personalità complesse. La visione del film e di questi soggetti colorati, vivaci, offre uno sguardo variegato sul mondo.

PER LA TRAMA - Avvincente, avventuroso, Zootropolis è un film che tiene i bambini e gli adulti incollati alla sedia e non ha niente da invidiare a thriller e polizieschi veri e propri. Una storia scritta bene, una sceneggiatura ben congegnata.

PER LA DINAMICA TRA OPPOSTI - Gli elementi simbolici che saltano all'occhio sono decisamente quelli del confronto tra opposti: il coniglio e la volpe, in primis. La relazione tra forze che nella realtà naturale difficilmente può condurre all'armonia è invece possibile nell'Eden fantastico della nostra mente, dei nostri sogni, dei romanzi, dei film...

SCONSIGLIO:



AI BAMBINI TROPPO PICCOLI - il mio punto di vista è che non sia un film per bimbi sotto i quattro anni. Il rischio è la noia, soprattutto quando la storia si fa oscura, intricata.


EDENICA UTOPIA? CRIMINALIZZARE VS NEGARE - Un dubbio io l'ho avuto: mi sono venuti in mente certi estremismi, un certo modo di vedere il mondo dichiarando possibile l'eliminazione del lato oscuro collettivo. Alcuni gridano: "Veganizziamo il mondo!" Per quanto una completa rinuncia al cibarsi di animali e derivati sia anche auspicabile, forse dobbiamo fare i conti con l'impossibile realizzazione dell'ideale. L'aggressività interspecifica e l'istinto - il desiderio di mangiare carne (l'umano desiderante la carne di animali, l'animale di animali e, potendo, pure di umani) non è da sottovalutare, e la coscienza, la cultura e la scelta non possono negare le ombre. Desiderare un coniglio tra i denti, il sangue che cola. Desiderare la carne nel piatto: puoi scegliere di no, ma non puoi negare il desiderio. Nel film prevale l'elemento di collettiva pace dei sensi. Le fiere non mangiano né pecore, né conigliette. Zootropolis è una sorta di giardino dell'Eden turbato proprio dal fatto che i carnivori ritornino per la prima parte del film ad essere tali. Non volendo svelare a te lettore o lettrice tutta la trama della pellicola, non dirò chi e perché ha pensato di agire al fine - criminale - di ottenere nuovamente (dopo l'evoluzione vegetariana delle fiere) la realtà della caccia alla vittima. Sottolineo però come la causa che il film sceglie tra le possibili concause sia: un fiore. E' colpa del fiore se il lupo mangia l'agnello, se la tigre rincorre il topolino, se la pantera azzanna. Ne siamo proprio sicuri? C'è da riflettere. Il rischio, in tal senso, è di credere veramente che siamo tutti uguali, che siamo colori sintonici, che siamo neutri e pacifici l'uno con l'altro. La negazione del rapace che è in noi, la colpevolizzazione dello stesso, la scarsa coscienza delle ombre apprezza la comodità insita in frasi del tipo: "Foffo e Prato hanno ucciso per colpa della droga".

Buona visione.



domenica 10 aprile 2016

L'AQUILA E LA FANCIULLA, SIMBOLOGIA DI UNA FIABA - l'uccello regale che è in noi

Sulla mensola della libreria a casa dei miei genitori troneggiano i volumi dell'Enciclopedia dei ragazzi edita da Mondadori negli anni '40 del secolo scorso. Copertine rosse, sbocconcellate dal tempo, e l'odore speciale della carta "come una volta". 
Ho riletto a mio figlio una fiaba che mi era piaciuta molto quando l'avevo letta... da bambina. 

LA RAGAZZA AQUILA

Una mattina, la moglie di un pentolaio che viveva al villaggio si recò nel bosco per cercare l'argilla da portare al marito. Portò con sé, attaccata al collo, la propria bimba e - una volta giunta nel luogo idoneo per raccogliere l'argilla - la depositò sul prato.
Una grossa aquila affamata saltò addosso alla piccola e la condusse nel nido. La bimba non ebbe paura dell'uccello; rise, accarezzò le sue penne, stimolò la curiosità dell'aquila che decise di adottare la piccola. Cacciava per lei, la teneva al caldo tra le sue piume dentro il grande nido sulla cime dalla montagna, le insegnava ad arrampicarsi sulle rocce. 
Quando la bambina crebbe e diventò una fanciulla, l'animale cominciò a sorvolare il villaggio per rubare abiti e accessori degni della propria figlia adottiva. Si recò infine al castello e prese con sé, uno dopo l'altro, i meravigliosi abiti di sete e broccati della regina per vestire la sua creatura umana. 
La regina si arrabbiò molto e inviò il proprio figlio, un giovane principe cacciatore, a cercare l'aquila per ucciderla.
Il ragazzo si interrogò sulla causa di quei furti, era davvero curioso di capire come mai l'uccello si fosse comportato in quel modo. Vagò a lungo, cercò dappertutto, scalò le montagne e attraversò i boschi finché giunse al nido dell'aquila. Fu molto sorpreso nell'udire un canto dolcissimo e nello scoprire che quella voce apparteneva a una ragazza, una splendida creatura umana.
Lei raccontò al giovane la propria storia e lui ne fu commosso; la condusse immediatamente alla reggia per presentarla ai propri genitori. Il re ne fu entusiasta e acconsentì immediatamente alle nozze - poiché i due si erano innamorati a prima vista. La regina andò su tutte le furie e ordinò ai propri servitori di gettare la fanciulla nel fiume per annegarla. L'aquila, che stava volando in giro per comprendere che fine avesse fatto la propria protetta, udì le grida della giovane e si precipitò a salvarla, riportandola a palazzo tra le braccia dell'amato principe. 
Il re organizzò subito una bellissima festa di matrimonio e punì la regina ritirandosi egli stesso dal trono per lasciare il governo al figlio e alla nuova sovrana.

I due giovani, così lascia intendere questa fiaba, si innamorano subito. D'altronde, la fanciulla ha indubbiamente una vista da aquila. Istintivamente coglie il fulcro delle proprie emozioni colui o colei che conosce intimamente, in maniera vitale, il simbolo dell'aquila. L'aquila ci dice quando è il momento. Ci fa vedere il fulcro, il nesso, il punto. 

#aquila è uccello imperiale, è maschile e femminile, è immagine degli aspetti che regnano con acutezza e capacità dentro di noi. Essa rappresenta entrambi gli opposti perché possiede elementi sia femminili che maschili, sia solari (è capace, secondo alcuni miti, di rivolgersi al sole senza esserne ferita) che lunari. E' cara a Zeus ma anche a Giunone.

"Gli opposti", scrive Jung, "sono così generalmente diffusi nei testi (alchemici) che è superfluo citarne esempi dalle fonti. Vale invece la pena di esaminare un poco più a fondo la maniera in cui i testi trattano tali opposti. Con estrema frequenza l'opposizione maschile-femminile è personificata nelle figure del re e della regina (nel Rosarium philosophorum anche di imperatore e imperatrice), di servus (schiavo) o vir rubens (uomo rosso) e mulier candida (donna bianca). Nella Visione di Arisleo appare nelle vesti di Gabrico e Beia, rispettivamente figlio e figlia del re. Ugualmente frequenti sono i simboli teriomorfi. Aquila e rospo - "Aquila volans per aerem et bufo gradiens per terram" - dove l'aquila rappresenterebbe la Luna o Giunone, Venere, Beia che è fuggevole e alata, come l'aquila che vola sono alle nuvole e riceve i raggi del sole negli occhi."
C.G. Jung - Mysterium coniunctionis

Le aquile a volte vengono rappresentate doppie; sugli arcani maggiori dell'Imperatore e dell'Imperatrice sono presenti come elementi regali. L'aquila che solca il cielo e anche simbolo di Cristo.

Un saggio di Fiammetta Acernese analizza la fiaba tedesca dal punto di vista simbolico, soffermandosi sul rapimento della neonata da parte dell'animale e sull'accudimento - così come avvenne per la lupa romana nei confronti dei gemelli Romolo e Remo. 

Aspetti importanti di questa fiaba sono certamente quelli di relazione tra madre naturale (moglie del pentolaio, là dove la pentola-contenitore crea la vita, il cibo, la possibilità di essere) e madre adottiva (aquila come aspetto esperienziale ed educativo del materno); tra nuora e suocera (la regina che non rinuncia ai propri abiti); tra figlio e padre (concedente il passaggio di testimone). L'aquila si pone come elemento di congiunzione tra il maschile e il femminile, accompagnando la ragazza verso il proprio "matrimonio" (interiore e fiabesco).

Nei miti, l'aquila è cavalcatura divina che conduce alla vittoria, è uccello sempre pronto a intervenire al fianco del re degli dei (Zeus), è "incarnazione della gloria".

L'aquila ritorna in molte fiabe e leggende di tanti paesi, da Fedro al Nord, nelle fiabe russe e di volta in volta pone l'accento sulla forza e sulla spiritualità elevata, sull'educazione alla spiritualità.

LA FORZA DELL'AQUILA IN NOI

Tutte le volte che "cogliamo il senso". Le occasioni in cui spicchiamo il volo per liberarci di un peso. Quando scegliamo di migliorare noi stessi anziché "scendere a compromessi". Quando non ci accontentiamo e ci permettiamo di volare alto. Quando abbandoniamo il controllo e lasciamo che la nostra aquila ci protegga, ci guidi verso i nostri aspetti più spirituali.

La fiaba, con la sua saggezza a portata di mano, ci offre un'immagine da afferrare "al volo", da conoscere in noi stessi.

Illustrazione dall'Enciclopedia dei ragazzi, Mondadori

venerdì 8 aprile 2016

PSICOLOGIA ALCHEMICA: anche su Facebook il simbolo risplende...

Nel gruppo "Piscologia Alchemica" si radunano appassionati di alchimia, addetti ai lavori in area "psi", curiosi, ricercatori. Le persone interessate a pubblicizzare se stesse o i propri corsi (che siano in area New Age, che sia coaching o counselling o altro) non sono gradite, se non si mettono in gioco; vengono allontanate o semplicemente ignorate. Il gruppo si auto-regola e gli amministratori regolano con poche linee guida: gli occhi e le mani e le anime si collegano dai computer e dai telefonini di tutta Italia (e non solo), portano immagini e testi, portano domande.

Ciro Ferraro è il direttore dei lavori; l'idea di aprire il gruppo è stata sua. Psichiatra, psicoterapeuta di formazione cognitivista, lui vive a Napoli e lavora nelle strutture pubbliche. La sua ricerca personale lo ha portato ad aprire vie tra i simboli e gli archetipi, tra le pagine di Jung e Hillman, fino all'idea di un gruppo per riflettere "insieme". Dal gruppo è nato il blog "Psicolgia alchemica: alle radici di una conoscenza antica per il benessere dell'uomo moderno".

Maria Grazia Monaco è una donna di grande cultura, una ricercatrice del profondo; lei "fa anima" ogni volta che scrive un pezzo per il gruppo e per la Pagina, e lo fa sin dall'inizio; lo fa ogni volta che - con pazienza - commenta e approfondisce un tema affinché tutti possano fruire al meglio delle spiegazioni o delle riflessioni che scaturiscono da uno stimolo. 

Ferdinando Testa, psicologo analista, è arrivato nel gruppo come amministratore poco dopo di me, e adesso ci regala splendide immagini accompagnate dagli scritti di Jung e da spunti e scorci e pennellate, figure d'anima dalle quali scaturiscono possibilità di nuove aperture. 

Io sono e mi sento (anche affettivamente) parte di questo piccolo gruppo di curatori e del grande gruppo di partecipanti; festeggio il mio secondo anno di confronto con Ciro, Maria Grazie e Ferdinando e il mio primo da "admin". 

"Psicologia Alchemica" è un calderone esplorativo nel quale ho messo ingredienti leggeri e metalli pesanti da trasformare. Quando ancora le "Favolesvelte" erano solo un blog (e del libro di Golem Edizioni non c'era nemmeno l'ombra) ne postavo una "speciale", ermetica, ogni mercoledì. Le storie alchemiche venivano accolte e commentate con interesse. Devo anche al gruppo, il successo del progetto e la nascita del mio prodotto cartaceo - Opus lunae et solis da scrittrice. Collaboro seguendo l'intuizione, il desiderio: porto immagini tratte dall'arte e dalla letteratura, romanzi alchemici, gli inferni di Strindberg, la simbologia delle città, la Torino magica. Porto la mia passione per l'alchimia al femminile, il lavoro che ho fatto per la tesi di laurea nel 1998 ("L'Androgino femmina"), l'approfondimento del "Mysterium Coniunctionis" di Carl Gustav Jung. Porto l'alchimista che sono, la donna in viaggio. Non è possibile frequentare il gruppo in questione senza l'amore per la verità dell'anima.

VI SALUTO RIPORTANDO QUI IL MIO POST DI OGGI E INVITANDOVI A VENIRCI A TROVARE. 



"(fotografie tratta da un video che ho curato qualche anno fa)
LA GRAN MADRE DI DIO

Proseguo (chiedo venia per la lentezza) la mia - di certo non esaustiva- passeggiata tra le meraviglie e i misteri di Torino.

Mi piacerebbe, se posso proporre un'idea, che i membri di questo gruppo facessero una piccola ricerca sulle altre città, magari meno note in quanto a fascino esoterico e magico. Se non ricordo male Francesco Boer avevi fatto un discorso anche tu, anzi veri e propri incontri?
La Gran Madre, edificio ottocentesco progettato da Ferdinando Bonsignore (Torino 1760 - 1849), è decisamente "il Vas" che spunta come elemento centrale nella città, al di là del fiume. Non puoi non notarla. Le sue statue, Fede e Religione, sono personaggi inconfondibili, evidenti. La Fede, con il calice in mano, è diventata nella fantasia (?) mitologica cittadina colei che indica il punto esatto in cui il leggendario Graal sarebbe nascosto. Guardando attentamente la statua, diventa impossibile capire dove guardi, in quanto priva di occhi. Sarà un caso, per noi qui, convinti che il Graal sia un'immagine simbolica piuttosto che concreta?
La chiesa ha pianta circolare. La sua forma ricorda un ventre, un utero, un vaso, un calice rovesciato. Tutto di lei ricorda il principio femminile. La scritta sul frontone: ORDO POPULUSQUE TAURINOS OB ADVENTUM REGIS, ovvero LA CITTA' E I CITTADINI DI TORINO PER IL RITORNO DEL RE, a me fa pensare al momento alchemico in cui il Re-Sol si sta trasformando nel vaso, come nella cantilena di Ripley.
"Allorché le membra del bambino furono putrefatte, egli perse l'odiosità della massa di carne, rendendola simile alla luna, senza i poli del cielo, poi avvolendola in spirale verso lo splendore del sole." (strofa 25).
Bene, mi è venuta voglia di fare un articolo più esteso nel mio blog, vado a scriverlo. A dopo."






venerdì 1 aprile 2016

GLI PSICOLOGI E L'UTERO IN AFFITTO: UN ANNO DI RIFLESSIONI CORALI - RASSEGNA

Ne hanno parlato tutti, ma proprio tutti. Della maternità surrogata ormai nessun meandro è ignoto al grande pubblico. O forse sì? 

Ecco una rassegna, magari non esaustiva ma nutrita, sullo stato dell'arte "psi", ovvero il lavoro degli psicologi e psicoterapeuti italiani con i quali ho collaborato e sto attualmente collaborando sul tema in questione.




1.
ARPA JUNG - Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica
IAAP - International Association for Analytical Psychology



- #isteriacollettiva, #falsaalchimia, #GrandeMadre, #GrandiMacchine (Valeria Bianchi Mian in collaborazione con ARPA JUNG)

- #onnipotenza e #assunzionediresponsabilità (Silvana Graziella Ceresa)

- #onnipotenza del #desiderio e #limiti (Simonetta Putti)

Contributi editi on-line e agli atti del Congresso Internazionale IAAP di Roma - dicembre 2015, in preparazione cartacea e e-book: per una prospettiva junghiana con ARPA JUNG (Valeria Bianchi Mian, Silvana Graziella Ceresa, Simonetta Putti).




2. 
SOCIETA' PSICOANALITICA ITALIANA - SPIWEB




3. 
PROGETTI IN CORSO

- #gruppo di #ricerca e #bibliografia sulle #famiglie e sul #desiderio; analisi delle #genitorialità, #fecondazioneassistita e #maternità surrogata (Simona Martini).


Psicologa e Psicoterapeuta, fondatrice di TerraLuna, associazione che ha come fulcro il tema della violenza di genere e la sensibilizzazione sulle forme di condizionamento e gli stereotipi che limitano le donne in tutti gli ambiti della loro vita.
Il gruppo nasce dall'esigenza di diverse/i professioniste/i (psicologhe/i, sociologhe/i, avvocate/i, ricercatrici/ori) di provare a fare luce, attraverso la disamina della bibliografia esistente e delle attuali ricerche, nel buio della GPA, a partire da tematiche ad essa inevitabilmente connesse come i diritti "biologici" del nascituro e delle donne coinvolte nella pratica, fino alla costruzione di nuovi quesiti e di nuovi strumenti di indagine.


ONNIPOTENZA, LIMITI, RESPONSABILITA'

Un anno di lavoro con le analiste dell'ARPA JUNG - #SilvanaGraziellaCeresa, #SimonettaPutti. Un Congresso Internazionale e interventi (ARPA, Roma; Ordine Medici, Torino). Articoli e interviste:


a) EVA E IL SUO UTERO


Si parla di utero come se l'utero fosse un oggetto separabile dal corpo femminile in una sorta di isteria collettiva da organo vagante.
Si parla di affitto come se un organo fosse commerciabile in vivo, come se fosse mero contenitore deprivato d'anima.
Si parla di acquisto di bambini e programmazione genitoriale, percorso che attraversa le varie e variegate possibilità offerte dalla Dea Tecnologia. Questa divinità raggiunge l'apoteosi con l'offerta del secolo: la surrogazione. Che cosa cambia rispetto ad altre forme di compra-vendita di infanti, esistenti da sempre?


Leggi ARTICOLO 1


b) DALLA GRANDE MADRE ALLE GRANDI MACCHINE



Il business globale della fecondazione assistita tocca l'apice nella frammentazione e disgregazione della maternità nella triade ovulo-utero-genitorialità per creare "famiglie programmate" sia omo che etero-genitoriali.


La maternità, senza più alcun segreto e misterica valenza, può essere separata in fili che non rappresentano più, se non a livello meramente materiale, l’intricato percorso di coscienza che parte dalla Grande Madre così come appare negli scritti di Carl Gustav Jung e dell’Uroboro materno descritto da Erich Neumann. Si tratta dunque di un prematuro taglio delle radici? La triplice Luna, con tutta la simbolica legata al femminile, è diventata una novella androide priva di anima, una Eva Futura (Villier De l'Isle Adam) utile solamente a soddisfare i bisogni della Grande Macchina, deprivata di senso?


Leggi ARTICOLO 2



c) DALLE DESPERATE HOUSEWIVES ALLE PROUD SURROGATES



Le cliniche della fertilità seducono le donne con pubblicità e denaro? Schiave o libere?








Leggi ARTICOLO 3



d) QUALI LIMITI, QUALI CRITERI? - con Silvana Graziella Ceresa




"La scienza ha demolito ostacoli, la tecnica lo ha reso possibile presentando come plausibile il superamento di ogni limite. La fisica, le biotecnologie, l’informatica, la robotica, la domotica, le nanotecnologie, la genetica sembrano scalzare ogni frontiera.

Allora, scrive Remo Bodei, come possiamo muoverci in questo sfondamento di barriere: ci sono limiti che non dovremmo mai infrangere? La violazione di tabù etici, di modelli di convivenza, ci sospingerà verso l’abisso dell’anarchia? Con quali criteri distinguere gli ostacoli che è lecito o giusto rovesciare?

Di fronte alla complessità di tali questioni, urge ripensare l’idea di limite per meglio definire l’estensione della nostra libertà  e la gettata dei nostri desideri, per conoscere gli aspetti dei singoli limiti, riscoprirne le ragioni, stabilire dei criteri...

Non tutto ciò che si può fare è permesso farlo, per esempio lanciare la propria potente vettura a 350km/h in autostrada. Eppure le progettano, le costruiscono, le vendono per andare a gran velocità.

Fuorviante invocare l’etica kantiana, quella trascendentale che parte dall’esperienza, ma non deriva solo dalla esperienza:  non la si utilizza quando si pensa di potere ciò che si vuole in nome del denaro, della tecnica, del desiderio narcisisticamente incontenibile che è totalmente immanente.
Il virgiliano “colà dove si puote ciò che si vuole” era dedicato al Paradiso. Non si potevano fare domande.  Ora la tecnica squaderna risposte e le adopera in terra. E mi interrogo.
Mi chiedo se il narcisismo sia senza termine, non solamente limite, se la rincorsa esasperata di un desiderio non diventi sonno della ragione,.
Diventa smania: sento dire “voglio un figlio” ed in quel dire c’è un bambolotto, un oggetto da possedere per sé." (Silvana Graziella Ceresa) 


Leggi ARTICOLO 4



e) LA GPA COME PROBLEMA SISTEMICO - incontro all'ARPA JUNG


Leggi ARTICOLO 5



Personalmente, (e ci tengo a dire che non tutte le mie colleghe condividono questo pensiero, da qui il dialogo possibile e il confronto) credo che il NO delle femministe alla maternità surrogata sia necessario. La limitazione, il freno è attualmente importante per compensare un eccesso di "apertura disinformata", nonché la spinta collettiva alla "normalizzazione" della Gpa, della "madre frammentata", dell'utero in affitto.
Si tratta di un "no" che ha trovato la sua forma a Parigi il 2 febbraio con la stesura della Carta per l'abolizione universale della pratica in tutto il mondo, e con l'appello al Parlamento Europeo, corredato di informazioni molto chiare rispetto allo sfruttamento delle donne e dei bambini coinvolti. Sul tema del "corpo umano come bene patrimoniale" e dei rischi enormi connessi a questo utilizzo delle persone in onore del desiderio tirannico hanno già scritto in molte: giornaliste come Paola Tavella e Monica Ricci Sargentini, Marina Terragni; sociologhe come Daniela Danna e molte altre.
Nel confronto con gli analisti all'Arpa Jung ho articolato e motivato questa mia accoglienza dell'opposto al "vale tutto", al "perché no?", al "ma, se una donna vuole farlo..."
Possiamo dire che accogliere il "no" nel nostro confronto è necessario per riflettere, per prendere tempo, il tempo necessario per gli psicologi e psicoterapeuti che lavorano con le donne, o con pazienti che soffrono di infertilità, o con le famiglie, per osservare la tematica da TUTTI i punti di vista una situazione che per molti è nuova. Una situazione per la quale non abbiamo strumenti teorici e terapeutici collaudati. 

"Uno scenario nel quale la scienza offre a tutti il figlio e il figlio diventa diritto" (Anita Ricci, biologa). 


Una sosta, un attimo di attesa per non farci travolgere dalla "spinta progressista che dice sì a tutto" (Simonetta Putti).
LA MATERNITA' SURROGATA E' UN PROBLEMA COMPLESSO, UN PROBLEMA SISTEMICO

La maternità surrogata non è di certo un tema da affrontare osservando il mondo con una sola lente di ingrandimento o solamente con il cannocchiale.



e) ONNIPOTENZA E LIMITE - con Simonetta Putti

- Leggi ARTICOLO 6


"L’argomento implica in primis il corpo, corpo di donna che ospita a pagamento una vita nuova, per poi dare il bambino così prodotto ai genitori committenti. Cosa comporterà questa fase di transizione in un corpo da cui poi si sarà allontanati? Quale vissuto e quali fantasie inconsce passerà la madre surrogata all’embrione - poi feto, poi figlio?


Quali saranno le conseguenze psicologiche sul bambino in questione, sul suo senso di identità?
Ho l’impressione, e qui torno al concetto di hybris, che negli ultimi 40 – 50 anni, forse progressivamente a partire dallo spartiacque del 1968, si siano trasformati modi e modelli sociali ed anche educativi.

Il senso/valore della propria identità viene spesso cercato nell’immagine che il sociale rimanda attraverso le tecniche del plauso e dell’ audience; ci si attarda a guardare la superficie dimenticando, evitando, o rimuovendo i sentimenti e le emozioni; nonché la riflessione. C’è una accentuazione dell’elemento visivo che sembra trascinare ogni parte del vivere verso la superficie e l’immagine. Mi sembra, infatti,  che prevalga man mano una progressiva indifferenza - intesa come opacità della coscienza che non riesce e / o non vuole cogliere ed elaborare il male / sofferenza – anche come esito  dell’eccesso di enfasi progressivamente data alla superficie. Superficie come apparenza immediata, e quindi non riflessa." (Simonetta Putti)




f) MATERNITA' SURROGATA - a cura di Silvia Vessella DOSSIER SPIWEB



Silvia Vessella scrive: 
"Intanto quella della “maternità surrogata” appare solo come una fase di passaggio verso la costruzione (o creazione?) di un utero artificiale, che sostituisca quello umano. La ricerca scientifica già ha prodotto inserti estranei, a volte meccanici, ma vitali, nel corpo.  Non possono che essere accolte positivamente nuove scoperte che tendano a liberare dal “partorirai con dolore”, ma contemporaneamente non possiamo sottrarci ai molti interrogativi suscitati  ad esempio dalla  frammentazione della coppia genitoriale in molteplici passaggi, allo stato attuale non computabili. I nuovi nati, qualcuno li ha visti come il risultato di un puzzle, sembrano il frutto di una cooperazione internazionale di cui poco si sa e di cui è vietata la tracciabilità.

Tutto ciò introduce in un territorio che mettendo in ombra la relazione con l'Origine, rende più oscuro il cammino. Sicuramente la Storia ci ha insegnato che non è il segnale della fine del genere umano, ma di certo cambiano in maniera sostanziale le narrazioni e le prospettive future, di cui il pensiero non può che occuparsi, tracciando le possibili coordinate, confidando in un buon “istinto” di sopravvivenza globale. Quale sarà il percorso del legame affettivo, dell’intimità amorosa, nelle attuali pratiche procreative, come cambia la narrazione se si interrompe la traccia di quel cordone di collegamento emotivo che da una prima fantasia  porta fino al bambino?"
Il mio articolo FIGLI DELLO STRAPPO 
si inserisce tra i contributi di
ANTONIO IMBASCIATI, MAURO MANDRIOLI, RITA CORSA, LISA SIGNORILE, DANIELA SCOTTO DI FASANO, ELISABETTA PANDIMIGLIO, MARIA ALIPRANDI, MONICA RICCI SARGENTINI, DANIELA LISCIOTTO, GIOVANNA MAGGIONI, CINZIA ROMANO, PAOLA MARION, SARANTHIS THANOPULOS, MARIA CHIARA RISOLDI, PIETRO RIZZI.

g) PROGETTI IN CORSO
- Contributi editi on-line e agli atti del Congresso Internazionale IAAP di Roma, dicembre 2015, in preparazione cartacea e e-book, per una prospettiva junghiana con ARPA JUNG (Valeria Bianchi Mian, Silvana Graziella Ceresa, Simonetta Putti).
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- per una prospettiva che comprende diversi riferimenti teorici e una panoramica delle riflessioni e delle review: la ricerca del gruppo coordinato da Simona Martini.