domenica 22 gennaio 2017

LA FANTASIA DI STUPRO E LA GOLIARDIA - considerazioni psico-Social

Navigando per il web si può notare come in questi giorni stiano emergendo scenari inquietanti che mostrano gruppi di uomini impegnati allegramente in discussioni "diversamente elevate". 
Tali spazi virtuali si fondano sulla dichiarazione corale del desiderio di "scopare", "prendere", "fare cose", "infilare", "punire", insomma agire attraverso penetrazioni varie e variegate sul corpo delle donne.

Le donne oggetto di questo desiderio condiviso sono fidanzate, amiche, perfette sconosciute che vengono vivisezionate a partire da una fotografia, spesso scaricata direttamente dal profilo Facebook o Twitter della malcapitata e utilizzata a mo' di bersaglio per questo bizzarro gioco da arena. 

Chi vince?



Nessuno ma tutti partecipano, come si evince dalle parole del blogger Il Maschio Beta, rimbalzate di blog in blog fino ad approdare a ben altre tipologie di gruppo su Facebook, al fine di stimolare la presa di coscienza e il confronto sull'argomento.

In alcuni di questi gruppi nei quali le "battute fra amici" sfiorano le corde più oscure dell'essere umano per diventare barzelletta, sono presenti anche alcune donne. Parola di Raffaele Sollecito: leggi qui

Sulla fantasia di stupro nelle donne, invece, consiglio questo articolo con i relativi link: leggi qui.



Pompei, Casa degli Epigrammi



TU E I TUOI COMPARI


Il gruppo rende forti, il gruppo ti fa sentire protetto e di certo un gruppo nel quale la tua identità resti bidimensionale, fatta di scrittura zoppicante tra un post all'altro e di fotografie, creata utilizzando il tuo vero nome oppure un nickname, ti offre la possibilità di togliere le briglie a qualsiasi mostro ti si agiti dentro.
Sta alla coscienza di te stesso e degli obiettivi del tuo utilizzo dei Social Network il riconoscimento del limite da porre, naturalmente.
In assenza di un contenitore (psicologico e relazionale) sufficientemente attento agli aspetti etici, dove l'empatia possa essere diretta alla vittima-bersaglio, le dita digitano QUALUNQUE PAROLA PRONUNCIATA DAL TUO INCONSCIO

Se la vittima-bersaglio non è nemmeno percepita come tale, viene reificata senza minimamente considerare gli aspetti etici della questione, ed è facilmente trasformata in pungiball, calderone nel quale gettare le proprie emozioni, wc, contenitore per vomitare, ricettacolo di sperma virtuale. 
Se la simpatia, che non è l'empatia, va invece ai compagni di merende-carnefici, lo scenario di partenza non apre prospettive differenti da un videogame, da una storia che prende vita sì, ma in una realtà "altra" e si discosta dalla ricchezza immaginale per quanto oscura e violenta essa possa essere, perché il racconto di una storia di stupro viene messo là fuori, condiviso con altri, e sottolineato, e rafforzato nel torneo a più voci, teso a dimostrare chi la spara più grossa. 
Tutto ciò non è propriamente una novità.
Un tempo le masturbazioni, individuali e di gruppo venivano agite osservando i giornaletti pornografici o, semplicemente, le riviste femminile di mamma. Oggi, è tutta un'altra faccenda, grazie ai Social, ma occorre, a mio avviso, una rieducazione alla fruizione delle immagini.

Sì, perché la "fantasia di stupro" ci riguarda tutti, uomini e donne, ma il metterla a disposizione del caos, proiettandola all'esterno senza prendersene cura a livello psichico non ha nulla a che fare con la presa di coscienza del messaggio simbolico che essa contiene. 

Nel primo caso, si segue l'Ombra dell'essere umano senza consapevolezza. Ci si confonde con le ombre che si agitano nel collettivo.

Riporto qui sotto un paio di brani tratti dall'articolo che ho scritto circa un anno fa dopo i fatti di Colonia. L'articolo completo si trova qui: * 

L'ho scritto sulla rivista www.psychiatryonline.it per la quale ho curato una rubrica di orientamento junghiano, e oggi il tema del Fallo simbolico è quanto mai attuale.



DELLE DUE OMBRE DEL FALLO

Tra gli analisti junghiani dei quali ho apprezzato maggiormente gli scritti annovero Eugene Monick ed Erich Neumann.

Relativamente al principio maschile - quello che abita nella psiche di noi esseri umani, e che si tratti di uomini o di donne esso ci riguarda tutti, il pensiero di Monick si discosta dalla posizione di Erich Neumann.

Quest’ultimo assegna a Dioniso, a Pan, a Ermes, agli dei boschivi, che sono spiriti terrestri, ma anche tenebrosi e lunari - il ruolo di meri satelliti della Grande Dea. Lei, dispensatrice di vita e di morte, non avrebbe necessità che di fuchi, di adepti, di creature a lei e solo a lei votate. Se i figli-giullari della Madre sono succubi, persi nella difficoltà immensa del cercare se stessi, l’Ombra del maschile è relegata nel buio perenne. Un buio pieno di violenza e di odio.

Alla luce del giorno risplende l’eroe fallico, l’Apollo della situazione, mentre nella notte trama l’incattivito demone separato dal primo.
Il simbolo solare e la sua Ombra di nerezza sono in realtà due aspetti dello stesso elemento della psiche maschile, integrabili – forse sì, forse no – a seconda della disposizione di ogni individuo alla consapevolezza.
Eugene Monick, analista junghiano della Pennsylvania (morto nel 2007), scrittore di “Phallos - il maschile nel mito, nella storia, nella coscienza d'oggi" edito da Red, Como - molti altri lavori sul tema, amplifica la teoria del primo e considera la teoria del doppio Fallo (l'ipotesi Sole e Ombra del Sole) come una deformazione del pensiero patriarcale e dualista.
A Monick non basta guardare il SOLE e la sua OMBRA.
In questo senso, sotto il sole il femminile finisce per essere costretto nella stessa doppiezza del maschile, senza troppi spazi per far fruttare le molteplici reciproche ombreggiature.
Il Fallo simbolico ctonio, il Sulphur Niger degli alchimisti, l’elemento maschile basso e violento, lo stupratore infero, deve essere dunque osservato e compreso nella psiche maschile "alla stessa stregua del Fallo solare, cioè contenente elementi di bene e di male."
Quindi, per abbozzare uno schema del PRINCIPIO MASCHILE a partire dall'eredità di Eugene Monick:

FALLO SOLARE 
ha elementi utili, buoni, caldi, sa fecondare
+
ha elementi eccessivi, troppo rigidi e dogmatici
(Ombra del Fallo solare)
FALLO INFERO
ha elementi generativi e fecondi
+
ha elementi distruttivi e violenti, stupranti
(Ombra del Fallo infero)

E ancora, un secondo branetto.

L'Ombra del Fallo solare è lo stilista che definisce come la donna si debba vestire. E' colui che vuole il corpo di lei velato, infibulato, con il perizoma, con il tacco, di sola pelle. Lui dichiara cosa e come lei debba essere e comportarsi per sedurlo da qui all’eternità.
È lui a dettare le regole della bellezza e lo spazio di libertà della "Puella", ovvero della fanciulla troppo poco autonoma per definire da sola le proprie leggi.
Dopo i fatti di Colonia, ad esempio, molte persone qui in Italia si sono sentite urtate dalle frasi di alcuni uomini della televisione e della Chiesa, i quali hanno usato espressioni come “le nostre donne” e “in Occidente le donne sono sacre”.
Probabilmente, dentro le parole utilizzate per cercare – chissà – di esprimere lo smarrimento di chi le ha pronunciate, queste persone hanno visto proprio questo tipo di Ombra perbenista e paternalistica.

La soluzione sta nella coscienza delle mille facce che siamo.
La possibilità sta nella dinamica tra le parti.
La possibilità sta nel saper(si) immaginare, piuttosto che nell'agire.

Certamente, scrivere di stupro virtuale è già da considerare in parte un agire, anche se si tratta di un agire digitando coralmente, scrivendo in modo "goliardico" con l'intento o meno di stimolare la masturbazione.
La natura bestiale ci riguarda tutti, uomini e donne. La corruzione operata dagli aspetti oscuri, la seduzione delle sirene mortifere, ci coglie tutti e prepararsi non significa fuggire, ma guardare per comprendere, senza negare e uccidere le immagini che ci spaventano o che ci attraggono in modo viscerale, o che tendiamo a banalizzare un po' troppo, proprio per difenderci dalla portata emotiva delle stesse. 

Solo in questo modo potremo scoprire anche le ricchezze del mondo sommerso, un mondo in cui la sirena sguazza con grande abilità.



Renato Guttuso




EDUCARCI ALLA RELAZIONE - OLTRE LA SCISSIONE

La scissione de è stata operata con precisione da bisturi. Una separazione netta nella psiche degli uomini e anche delle donne. Vergine e puttana, sirena malefica e fata benefica, eccetera. Operazione chirurgica e divisione matematica che, in un certo senso, è stata anche salvifica.
Catalogare la femmina come solo madre buona o moglie sottomessa, infibularla per farla propria, sedurla e regalarle un appartamento, un gioiello, una pelliccia; relegarla in artifici da boudoir, capitolare tra le sue braccia di sirena ed odiarla a morte come nemica, ammirarla e desiderarla Lolita, proteggerla da vergine e disprezzarla, se particolarmente libera di fare come più le aggrada, chiamandola "troia" è servito per lo meno a poterla raccontare in letteratura, a produrre una nutrita filmografia di ruoli femminili stereotipati e spesso stantii.
E' stato utile al maschio, che abbiamo visto diviso in aspetti separati tra luci e ombre - per imparare l'abc del femminile. Utile per poter studiare la biologia del rapporto e capire, scoprire, che, ohibò!, non è mai stato l'astro lunare il responsabile ultimo del concepimento - spiegazione che sembrava analogia scontata col ventre pieno di lei - ma il seme maschile, proprio il tuo, proprio il suo. Dal darsi un ruolo nella propagazione della vita al dominare la situazione il passo fu breve e questo modello leggermente antiquato permane tuttora. 

Che fare?

E' giunto il tempo di parlare con le immagini dell'inconscio collettivo che si rivolgono a noi senza parole per scoprire i tesori nelle ombre.
E' da dire che, per scoprir tesori, occorre uscire un attimo dal contesto iper-stimolante del "Circolo delle seghe" su Facebook, per guardare il mondo oltre la nebbia dell'autocompiacimento.

Un lavoro difficile, un percorso che va supportato e sostenuto quando sono gli uomini stessi a proporlo. Ad esempio il suddetto blogger "Il Maschio Beta" quando scrive:


Mi chiedo se questi ragazzi e uomini che si aggirano tranquillamente tra di noi, che sono noi, dimostrano la stessa violenza nei confronti di oggetti inanimati; mi chiedo se nella situazione contraria, se cioè a comportarsi così fossero delle donne, non ci sarebbe una sollevazione di massa contro l’oggettificazione di cui sarebbero vittime a quel punto innocenti ragazzi; e mi chiedo con che faccia questi hanno il coraggio di guardare una donna e vederla solo come un corpo ad uso esclusivo del proprio desiderio. Soprattutto, mi chiedo se questa violenza rimane confinata (per modo di dire) ai gruppi chiusi di Facebook, perché è troppo facile sminuire questa aggressività come “chiacchiere da ragazzi”. Il problema è che noi maschi veniamo socializzati a percepire il sesso come un diritto, come qualcosa di dovuto. Molti di noi maschi trovano offensivo per il proprio orgoglio che una donna da cui siamo attratti eserciti la sua libertà sessuale con più di un maschio se nessuno di loro è quel maschio, perciò quando vedono una bella ragazza, anche in fotografia, e per qualunque ragione sanno che non ci starebbe (anche banalmente perché non li conosce), molti si sentono autorizzati ad insultarla: “è bella; senz’altro fa sesso; ma non lo fa con me. E perché non onora il MIO membro? Svergognata, puttana!”. *

Diciamo che, esplorando esplorando, possiamo almeno dire che una certa par condicio nella questione vittime-bersaglio è in effetti presente, come si evince dal gruppo Facebook intitolato "Seghe e sborrate su foto di muscolosi": *
Ma, di fatto, ci vuole un possessore di pene per perdere la ragione e per, eventualmente, ritrovarla e cominciare a riflettere. Ai maschietti, dunque, l'ardua sentenza.

Un consiglio bibliografico: "Il rito dello stupro - il sacrificio delle donne nellolenza sessuale" di B. A. Te Paske, ormai introvabile in Red Edizioni ma recuperabile on line."

lunedì 16 gennaio 2017

ACQUA DUREVOLE - il senso degli anziani per la vita

Aqua permanens è per gli alchimisti l'elemento durevole, la Pietra Filosofale.

Quando un gruppo di donne "over ottanta" comincia a parlare di acqua, descrivendo la stessa come "meravigliosa", "elemento nel quale da giovane nuotavo infinitamente, non volevo mai uscire dall'acqua", "una cosa che dà vita, senza sei morto, me l'hanno detto anche i dottori che, se voglio vivere, devo bere", "se penso al mare, io mi sento meglio", "non possiamo fare senza, ma un tempo c'erano i pozzi o le fonti, mentre oggi siamo tutte qui con la nostra bottiglietta", io - che sto conducendo il suddetto gruppo di narrazioni e tecniche espressive in qualità di psicologa e psicoterapeuta, comprendo che siamo arrivate - dopo dodici incontri - al nocciolo della questione.  
Se poi, dal tema liquido, si passa a nominare come se niente fosse il vapore acqueo e, infine, si torna alla "terra", non posso che ricordare alle simpatiche signore il quarto elemento, quello che cuoce il cibo del nostro quotidiano. "Ma certo!", dice R., "è il fuoco!".

Capisco che si sta parlando di un simbolo, perché l'emozione permea le partecipanti, mentre poche frasi significative intervallano pause dense e occhi vivificati. 

Qualcuna dice: "Non abbiamo paura della Morte, perché la stiamo aspettando noi tutte.". - "La Morte", dice un'altra signora, "è naturale.".  

Naturale è la Morte così come la Vita, quella che nell'acqua "durevole", l'acqua che scorre nel sangue delle cose, ci permette di scivolare con leggerezza anche sopra gli scogli.

"The divine water, aqua permanens, is that which we might call the liquid version of self. It is the primal water which contains all four elements. Man's inner life is the "secret place" where the aqua permanens et coagulens, the panacea, the spark of the light of nature, are to be found. The alchemists put their art on the level of divine revelation and regarded it as an essential component of redemption." ~Jung

"L'acqua divina, aqua permanens, è ciò che chiamiamo la versione liquida del Sé. 
L'acqua dell'origine che contiene i quattro elementi. La vita interiore dell'Uomo è il "luogo segreto" dove l'aqua permanens e coagulens, la panacea, il barlume della luce di natura, sono ritrovati. Gli alchimisti mettono la loro arte al livello della divina rivelazione e la considerano come componente essenziale della redenzione." °Jung 

Una riflessione brevissima a partire da un laboratorio di #narrazioni e #arte con un gruppo di anziani residenti in una struttura torinese.
Dodici incontri con otto-dieci partecipanti che di volta in volta hanno raccontato episodi di vita vissuta, emozioni esperite, sogni d'infanzia e desideri realizzati, oppure no, nel corso della propria vita. Una vita lunga ottant'anni, come minimo. Tra i membri del gruppo c'è anche M., di novantasei anni.

M. ride, sorride e continua a chiacchierare ricordando episodi vissuti, uno dopo l'altro, come se fossero ciliegie rosse e profumate, quelle che, come si suol dire, "una tira l'altra".
Le sue compagne di laboratorio - poiché l'unico elemento maschile del gruppo è deceduto qualche settimana fa - sono concordi nel ricordare l'importanza del simbolo acquatico e del trovare un giusto livello. Tra le immagini scelte per comporre il cartellone collettivo, un arcano maggiore: La Stella (XVII), dolce signorina senza veli che versa l'acqua nelle acque del fiume, ininterrottamente, serena come il cielo notturno.

Nel corso dei dodici incontri si è parlato di tanti argomenti, a partire dalla città di origine, per tracciare il viaggio esistenziale attraverso gli affetti familiari e gli amori.
L'argomento più gettonato è stato, all'inizio dei lavori, la guerra; quasi tutti gli anziani hanno parlato dei bombardamenti. Le bombe sono impresse nell'animo, una memoria indelebile relativa al percorso di sopravvivenza, l'incubo che ha segnato l'avventurosa sopravvivenza delle donne che io chiamo, affettuosamente, "ragazze". 
Alla domanda: "Qual è stata la più grande impresa della vostra vita?" - non ottengo altra risposta che questa: "Siamo sopravvissute alla guerra.".

Se il sopravvivere alla Seconda Guerra Mondiale è stata l'impresa condotta a buon fine, di certo l'arrivo alla "Residenza X" è non tanto la meta finale - poiché l'incontro futuro con la Morte viene in modo del tutto spontaneo descritto come tale - ma la tappa che fa della vita un nuovo momento SOCIALE. 
Non si sta da sole qui, e si può condividere un pensiero comune, una riflessione fluida, scorrevole, vitale.

VBM
Fotografia mia/Laboratorio con anziani