TUTTI PAZZI PER L'ASSASSINO - necrocultura e cultura della malvagità vanno a braccetto nell'immaginario contemporaneo


Riflessioni partendo da un caso di cronaca.
Un articolo fresco, anzi freschissimo.
Lo trovate a questo link: *

"Quattro anni di sconto di pena in appello per Maurizio Falcioni, l'uomo accusato di aver massacrato di botte a Roma la fidanzata, Chiara Insidioso Monda..."

Nel 2014 un fidanzato, un compagno, un ragazzo mise in atto il male. Quello vero, quello che vuole essere tale. Colpì la propria fidanzata, la propria compagna, la propria ragazza così tante volte da mandarla non all'altro mondo, bensì in coma - il che non è poi tanto diverso, volendo.

Sul male e sul culto dello stesso

L'attrazione per l'eroe negativo, per il personaggio malvagio - il fare del cattivo, dell'assassino, dello stupratore un eroe che ci seduce pur continuando a suscitare ribrezzo - è una modalità molto attuale di affrontare e cogliere le faccende del mondo.
Comune a molti, il modus operandi del sedotto: è una questione da considerare attentamente nell'analisi psicologica della malvagità, un aspetto della stessa che non bisogna trascurare.

L'Ombra collettiva ci riguarda tutti, e Carl Gustav Jung per primo approfondì questo argomento addentrandosi nelle oscurità dell'inconscio. 
L'analisi, la via dell'individuazione, è certamente una strada che ci porta a conoscere il Diavolo, il separatore, il nemico della coscienza che si esprime attraverso lo strappo del simbolo.

Dia-ballo, nel percorso di ricerca che porta a se stessi, danza con sym-ballo. 

Dire: "Quell'assassino!"  non ci rende immuni dal nostro stesso uomo nero interiore.
Gridare: "Come ha potuto uccidere, picchiare..." non ci dispensa dal cercare dentro di noi l'odio, la radice del gesto potenziale.



D'altronde, viviamo tutti in un mondo votato all'estetica della necrocultura.

Necrocultura è un bel testo edito da Castelvecchi molti anni fa, ma sempre attuale, un piccolo saggio di Fabio Giovannini - giornalista e scrittore nato nel 1958. L'autore analizza in maniera sagace, a tratti divertente - e l'argomento in se stesso, in quanto argomento del diaballo può essere tale - la comune fascinazione per il macabro e per la morte. 
Mi chiedo se l'estetica della morte e la naturalezza con la quale il nostro occhio coglie l'elemento cimiteriale e si bea dello Zombie, si sofferma sul tempo/spazio degenerativo e decomposto del corpo e dell'anima contemporanea, abbiano a che fare con quel certo lassismo che si nota dentro la difficoltà collettiva a fare i conti con la punizione del malvagio.

Non è un dubbio ma una domanda che vorrebbe portare più voci ad un approfondimento per cogliere le risposte dietro i veli. 

Vorrei guardare nella psicologia collettiva del dare al mostro l'abito dell'eroe da imitare, pur chiacchierando di femminicidio. Pur discutendo. Pur creando eventi e proposte di legge.


Vorrei che studiassimo tutti la psicologia della manipolazione che offre sconti di pena a colui che uccide stupra e mena. La psicologia del giudizio, un giudicare che non giudica. Una psicologia dell'errore che non viene punito. 


L'eroe siffatto, uscito da questa generale decadenza, scriverà volentieri libri nella sua cella o nella sua stanza da letto per raccontarsi, come ha fatto Raffaele Sollecito - tra gli altri, per offrire un best-seller alle anime pazze per il cattivo. L'amore per il gossip macabro è alle stelle, mentre sulla terra gli stupratori e gli assassini vagano in libertà.  



Conoscere il nostro stesso male non significa imparare a fargli sconti di pena.

Semmai, è il contrario.

La coscienza dell'Ombra omicida, del potenziale distruttore, porta alla necessità di fare i conti con lui dentro e fuori di noi; ci conduce alla necessità del limite.











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